Simone Ferrini ha iniziato a lavorare come agente nel 1980 entrando nell’agenzia di rappresentanze con deposito di famiglia che distribuiva in Toscana anche Duracell (batterie) e TDK (nastri audio magnetici). Per questi prodotti tutti i canali di vendita erano già coperti dai sub-agenti della società. «Così», spiega Ferrini, «mi sono ritagliato uno spazio tra i giocattolai ai quali proponevo batterie e audio cassette. Nel 1983 abbiamo iniziato a importare il Commodore C64 distribuendolo nei canali del giocattolo e dell’elettronica di consumo con le prime cartucce di videogiochi. Fu un grande successo. Nel 1989 ho assunto anche la rappresentanza di The Walt Disney Italia divisione Home Video per Toscana e Umbria e poi di 20th Century Fox HE. Oggi rappresento Carnival Toys, Editrice Giochi, Famosa Italia e Teorema».
Come sta andando il mercato del giocattolo nella sua zona?
«La presenza della grande distribuzione è così capillare da servire anche i paesi più sperduti. Si assiste, inoltre, a uno sviluppo esponenziale delle cosiddette catene despecializzate, che trattano anche il giocattolo all’interno di un’offerta piuttosto eterogenea. Infine, sono in aumento i punti vendita gestiti da cinesi. La conseguenza di tutto questo è che il mercato del giocattolo è molto interessante per tutti i player sopra descritti ma comincia ad esserlo un po’ meno per i negozi tradizionali che, soprattutto nelle settimane precedenti il Natale, sono costretti a ridurre la marginalità sugli articoli più richiesti. Fortunatamente, la Toscana può contare su flussi turistici importanti, che alimentano numerose attività stagionali sulla costa che trattano ampiamente il giocattolo, soprattutto di importazione. Sto parlando naturalmente di prodotti di qualità e a norma secondo gli standard europei e italiani».
Come si sta trasformando la figura dell’agente?
«Per molti anni non è cambiato granché, i clienti erano più o meno sempre gli stessi e il prodotto aveva un suo naturale ciclo di vita. Negli ultimi anni, invece, i cambiamenti si stanno facendo repentini. A diminuire non sono tanto i punti vendita, quanto il fatturato di alcuni negozi. E questo erode il loro potere di acquisto. Oggi la clientela tradizionale evita di fare ordini massicci e, quindi, diventa fondamentale fare visite frequenti, stare “vicino” ai clienti e ascoltare le loro necessità. In pratica siamo diventati dei consulenti a tutti gli effetti. Tutte queste visite e servizi rivolti sia ai clienti sia alle case mandanti hanno un costo che incide in maniera crescente sulla gestione dell’agenzia. Tanto che si potrebbe dire che se l’agente non rappresenta aziende di un certo peso è costretto a cambiare mestiere. Resto del parere che le aziende avranno sempre bisogno di una figura intermediaria sul territorio. La scelta possibile è quella tra il personale dipendente o il libero professionista come l’agente di commercio. Noi possiamo metterci al servizio dei produttori che ricercano un professionista serio e capace di portare sul mercato la loro voce. Purtroppo, ci sono stati molti improvvisati che nel tempo hanno screditato la categoria, riempiendo i negozi con prodotti invendibili, o promettendo interventi mai effettuati. Alla fine sono fortunatamente scomparsi dal mercato del giocattolo. Questo è un mestiere bellissimo che continuerà a essere un’opportunità per i professionisti seri».
Come si sono evoluti i negozi di giocattoli?
«Il dettaglio tradizionale sta attraversando una fase molto difficile. Più che di evoluzione parlerei di involuzione. Se c’è stata un’evoluzione, l’ho vista soltanto nei gruppi despecializzati che stanno aprendo in tutti i comuni più popolosi della regione. Il resto del normal trade rimane fermo a guardare. In Toscana restano ancora degli spazi liberi da punti vendita importanti. Qualche imprenditore che conosce bene la situazione della regione c’è, bisogna vedere se ha voglia, tempo e soprattutto risorse per finanziare nuove aperture. Anche l’età media dei player storici influisce su queste scelte: in mancanza di un ricambio generazionale l’imprenditore tende a stare sulle sue posizioni».
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