L’aumento della pressione competitiva e la complicata congiuntura economica fan si che oggi l’elemento del servizio al cliente sia divenuto centrale, un vero e proprio fattore di differenziazione, e quindi di successo. Dato ormai per assodato l’utilizzo delle classiche leve di marketing – quali prodotto, prezzo, punto vendita e promozioni – l’elemento in grado di creare una reale differenza rispetto alla concorrenza è la capacità di offrire un servizio di vendita eccellente e di instaurare una proficua, e duratura, relazione con il cliente. È quindi sempre più importante impegnarsi nel marketing relazionale, ovvero nelle attività volte ad attrarre, mantenere e migliorare le relazioni con la propria clientela. Ma quali sono le capacità e le competenze che i retailer devono possedere per farlo nel miglior modo possibile? Lo abbiamo chiesto a Valerio Pancaldi, senior manager di SCS Consulting e curatore del libro
Come si misurano tali capacità e competenze relazionali?
«Il punto di partenza per tutti i retailer, indipendentemente dalla loro grandezza e struttura, è sempre la centralità del cliente. Il cliente comunica con il negoziante in tanti modi diversi – dallo scontrino con il quale esce dallo store ai suggerimenti o reclami che si lascia dietro – ed è necessario saperli leggere tutti».
I negozianti indipendenti, anche del giocattolo, partono avvantaggiati?
«Sì, sicuramente il piccolo negoziante è più propenso a investire nella relazione con il cliente, ma non sempre questa è la regola e, soprattutto, non sempre la relazione con il cliente è oggetto di una riflessione strutturata, più spesso è il risultato di una predisposizione naturale del singolo. Così come lo sono, agli occhi di molti retailer, anche la propensione alla vendita e la proattività che deriva dalla capacità di ascolto del cliente. In realtà oggi è fondamentale approcciare questi aspetti in modo moderno, così come già avviene per le altre leve del marketing mix. È fondamentale utilizzare i giusti strumenti».
Come i retailer possono utilizzare i nuovi canali di comunicazione per potenziare l’ascolto al cliente?
«Internet e i Social media vanno considerati come un ulteriore strumento utile a relazionarsi in modo bidirezionale con il cliente in un’ottica di omni-canalità. Oggi la relazione con il proprio pubblico si sviluppa su diversi canali integrati tra loro e quindi nessuno strumento va ignorato. Altrimenti si rischia di diventare dei follower. Essere presenti sul Web con delle pagine più o meno statiche, oppure sui Social Media è relativamente facile, a risultare più complessa è la gestione. Se mal gestite tali pagine si possono, infatti, trasformare in boomerang che elencano e amplificano cattivi esempi, più che buone pratiche, valori negativi più che temi positivi. Anche i Social Network vanno quindi pensati in modo integrato, gestendoli e animandoli».
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